comunicazione - Progetto Counseling
 

elementi di comunicazione

explain.jpg



Indice degli argomenti:

- cos'e' la comunicazione
- la comunicazione non verbale
- canali di comunicazione
- componenti della comunicazione non verbale
- componenti della comunicazione
- comunicazione efficace



la comunicazione e' un processo di scambio d'informazione e influenza reciproca che avviene tra due o piu' persone o fra 2 o piu' gruppi in un determinato contesto o situazione”

 

watzlawick e al., 1967

 

 

il peso delle varie componenti della comunicazione:

 

per il 7% dalle parole

per il 38% dal tono di voce

per il 55% dal linguaggio non verbale

(mimica, entusiasmo, gestualità, contatto visivo, ecc.)

 

 

ecco alcuni elementi per una comunicazione efficace:

 

•  ascoltare, osservare

•  ripetere quanto si è capito per verificare di aver compreso correttamente

•  evitare valutazioni

•  identificarsi nell'altro

•  porre domande

•  uscire dal proprio quadro di riferimento

•  prestare attenzione alla comunicazione non verbale

•  non imporre a tutti il proprio pensiero

•  entrare in rapporto con l'interlocutore

 

 

“il risultato della comunicazione e' cio' che viene recepito indipendentemente da cio' che viene detto”

 

 

modalita' comunicative ed interlocutore:

 

•   Sesso (maschio – femmina)

•   Età    (più giovane – più anziano)

•   Familiarità (persona conosciuta – non conosciuta)

•   Contesto  (formale – Informale)

•   Status     (superiore – inferiore)

 


comunicazione non verbale:

 
Il Processo comunicativo è circolare e bilaterale (emittente e ricevente si alternano);  comprende la codifica (emittente trasforma un contenuto psichico in fatto oggettivo, ossia in messaggio) e la decodifica (atto di ricezione del ricevente preceduto da ascolto attivo e influenzato da processo di categorizzazione soggettivo)


Per una buona riuscita di una conversazione, è necessario attuare una comunicazione decentrata, ossia per l’altro (opposta a quella egocentrica) che implica:

 

•  flessibilita' comunicativa: volonta' e capacità di adattarsi al proprio interlocutore;

•  flessibilita' semantica e di schemi di riferimento: consapevolezza che il senso di gesti e parole può essere interpretato diversamente in base ai diversi contesti e interagenti;

•  role taking: capacita' di assumere il punto di vista dell’interlocutore ;

•  ri-codifica: dopo aver codificato ciò che intendo tramettere a interlocutore, adatto (ri-codifico) in base a sue caratteristiche ;

•  disponibilita' emotiva: accettare l’altro anche dal punto di vista emotivo significa porsi in una relazione simmetrica;


canali della comunicazione:

 

•  linguistico = canale uditivo - vocale (competenza verbale e intonazionale)

•  non-linguistico = canale visivo - gestuale (competenza paralinguistica e cinesica ossia non verbale)

•  comunicazione non verbale: insieme di segnali (quindi di significati) che il nostro corpo invia muovendosi, agendo nello spazio, interagendo con l’altro ed esprimendosi.
•  E’ inintenzionale, difficilmente controllabile, falsificabile e manipolabile (come invece accade per la comunicazione verbale), è veloce, più a contatto con le emozioni (rispetto alla  comunicazione verbale), meno accessibile da parte di chi la invia e più accessibile da chi la riceve.

 

La comunicazione non verbale, ovvero, il linguaggio del corpo, il tono della voce, le espressioni facciali assumono un ruolo chiave nella costruzione della relazione; in particolare è possibile potenziare una relazione rispondendo e rispecchiando i seguenti aspetti:

 

•   postura: la posizione del corpo, le gambe i piedi e la distribuzione del peso, la posizione delle braccia, delle mani, delle dita;

•   espressione: La direzione ed i movimenti oculari;

•   respiro: La frequenza e la direzione del respiro, dell’addome e della cassa toracica;

•  movimento: La direzione del passo ed il ritmo del moto;

•  voce:  Ritmo, volume, intonazione, tono, ed il tipo di parole utilizzate;

•  stile comunicativo: Se è visivo, uditivo, o tattile cinestesico.

 

I CNV (comunicazion non verbale) assumono anche un significato sociale: determinano infatti la percezione che abbiamo dell’altro; es. segnali di apertura, sguardo frequente, generano giudizi a cui si reagisce con comportamenti positivi; es. la congruenza del comportamento in rapporto al contesto genera una percezione più o meno  positiva dell’Altro.

Spesso, infatti, la prima impressione che abbiamo di un interlocutore può condizionare i nostri giudizi e i rapporti  con esso (effetto alone).

 


  la comunicazione non verbale (CNV)

 

 

- segnali gestuali, mimici e posturali linguaggio corporeo, che costituiscono gli aspetti cinesici della comunicazione verbale (CNV): comprendono gesticolazioni, movimenti del tronco, degli arti, delle mani, le espressioni della mimica facciale (quali riso, sorriso, il movimento degli occhi, la direzione e durata dello sguardo, la dilatazione pupillare), la postura;
- paralinguaggio: si  riferisce al modo in cui il messaggio verbale viene emesso, ritmo e tempi del discorso, vocalizzazioni accessori ( i sospiri, gli sbadigli, il deglutire, l'inspirare rumorosamente etc.), interlocuzioni vocali ( quali uh-uh, mmheh);

- aspetti spaziali o prossemica: consiste nell'uso che l'uomo fa del proprio spazio sociale e personale e della percezione che ne ha.

 

Alla comunicazione non verbale vanno riconosciute diverse funzioni rispetto alla comunicazione verbale, che invece ha la funzione meta comunicativa - contenuto più appropriata:

·  la CNV può ripetere semplicemente con un gesto o movimento ciò che viene detto verbalmente (es.: spiegando una strada indico la direzione con la mano)

·  contraddire il messaggio verbale ( es.: lodare con tono sarcastico); in questo caso si tende a dare più credito al messaggio non verbale ritenuto più spontaneo o più difficile da simulare o mascherare. Tra le caratteristiche di un individuo c'è la tendenza a dare maggior credito  ai segnali verbali o a quelli non verbali, come conseguenza di esperienze precedenti o la dominanza di un emisfero celebrale sull'altro;

·  completare la parola con un espressione (es.: lode accompagnata da un sorriso);

·  accentuare, sottolineare parti del messaggio verbale; le emozioni vengono trasmesse soprattutto da  espressioni facciali, mentre il livello di eccitazione viene segnalato in modo più affidabile dagli atteggiamenti del corpo;

·  regolare le interazioni e la comunicazione indicando gerarchie e priorità tra gli interlocutori , dando il ritmo delle interazioni: in genere ci si basa inconsciamente su segnali quali il cenno del capo, un movimento degli occhi, un cambiamento di posizione o combinazione di questi, per verificare se viene recepito ciò che si sta dicendo , per controllare l'attenzione dell'altro al discorso, per smettere di parlare o per intervenire.

 

Il linguaggio corporeo è spesso più leggibile e ricco di significato, atteggiamenti associati tra loro o ripetuti e frequenti, caratterizzano in un certo modo peculiare quella specifica persona.

Le pause, i silenzi, le esitazioni del discorso  sono un interrotto commento.

Secondo la scuola di Palo Alto e i "pragmatici della comunicazione umana" , tutti gli aspetti fin qui descritti avrebbero un ruolo di trasformazione rispetto al linguaggio verbale, in quanto attribuirebbero gli aspetti di relazione dei messaggi verbali le modalità dei rapporti reciproci tra i soggetti in azione.

In ogni caso è impossibile non comunicare, prende ad esistere già dal primo colloquio una fitta rete di influenzamenti e sottili feedback, dei quali è compito del terapeuta tenere il "passo", regolando l'ampiezza delle maglie.

 

 

le componenti della comunicazione

 

Il processo comunicativo è un processo circolare . La circolazione è bilaterale: il ruolo di ricevente ed emittente si alterna più volte nel corso di una conversazione in modo reversibile.

 

codifica: il messaggio che l'emittente trasmette al ricevente è l'atto finale di un processo in cui un contenuto psichico si trasforma in un fatto oggettivo.

 

l'emittente, cioè, attua un processo di codifica del messaggio: ossia attua una serie di operazioni cognitive (organizza materiale linguistico e concettuale ed espressivo), relazionali (deve renderlo decifrabile dall'altro, è consapevole dell'alone semantico) ed emotive.

Dopo aver codificato e inviato il messaggio, l'emittente deve controllare, attraverso il feedback inviato dal ricevente, l'effettiva comprensione del messaggio.

 

decodifica: la ricezione da parte del ricevente si chiama processo di decodifica. La decodificazione è preceduta dall'ascolto autentico che assicura una ricezione decentrata. Per l'ascolto autentico è necessaria la flessibilita' comunicativa.

 

elementi indispensabili sono:

- volonta' di prestare attenzione all'emittente

-disponibilita' all'ascolto

- operazione di interpretazione del messaggio senza restare ancorati ai propri sistemi di significato

- la decodifica sarà influenzata dal processo di categorizzazione del ricevente: abituato a ordinare input provenienti da esterno.

 

 

riepilogo: quando si comunica efficacemente

 

- condizione fondamentale per la buona riuscita di una conversazione: che emittente  e ricevente condividano lo stesso codice comunicativo: ossia un insieme di segnali e simboli verbali e non-verbali accessibili  a entrambi. Il codice si acquisisce tramite processi di apprendimento e socializzazione.

- e' necessaria anche la flessibilità comunicativa: la capacità e volontà di adattarsi al proprio interlocutore per realizzare la comunicazione decentrata, ossia per l'altro (la comunicazione  egocentrica è quella rigida, che non tiene conto dell'altro)

- per attuare una comunicazione decentrata l'individuo deve possedere: consapevolezza metalinguistica (ossia la consapevolezza che il linguaggio non ha codici universalmente validi e che il senso di gesti e parole può essere interpretato diversamente in base ai diversi interagenti e contesti). Ci vuole dunque: flessibilità semantica e flessibilità degli schemi di riferimento.

- per attuare una comunicazione decentrata è necessario il role taking: la capacità di assumere il p.v. dell'interlocutore per poter realmente comunicare con lui.
- per attuare una comunicazione decentrata è necessario ri-codificare il messaggio per l'Altro: dopo aver codificato ciò che intendo trasmettere, adatto (ri-codifico) il messaggio all'interlocutore in base a sue caratteristiche.

- per attuare una comunicazione decentrata è necessaria la disponibilità emotiva: accettare l'altro (porsi cioè in relazione simmetrica) anche dal punto di vista emotivo

 

Bibliografia

- Achille Miglionico, 2000 – Manuale di Comunicazione  e Counseling – Centro Scientifico Editore - Torino

- Leslie S. Greenberg, Sandra C. Paivio, 2000 – Lavorare con le Emozioni in Psicoterapia Integrata – Sovera Multimedia S.r.l. Editore - Roma

- Jerold D. Bozarth, 2001 – La Terapia Centrata sulla Persona - Sovera Multimedia S.r.l. Editore - Roma

- Richard Bandler, John Grinder, 1981 – La Struttura della Magia – Casa Editrice Astrolabio-Ubaldini Editore – Roma

- J. I. Kepner, 1997 – Body Process – Franco Angeli Editore - Milano

 

 

 

 


Google