Approccio dell’analisi transazionale
Secondo l'analisi transazionale (e. berne, 1971), i conflitti non sono altro che la conseguenza di un'azione che il “bambino naturale” vuole intraprendere e che il “genitore critico” blocca con un messaggio generalmente intimidatorio. Questo "genitore", alto quasi due metri, e’ ancora li’, come tanti anni prima ad intimorire, il "piccolo" bambino. Pertanto e’ ovvio che nell'animo di questa persona nascano delle paure che si possono riassumere con le frasi: "chissa’ cosa mi faranno", "chissa’ cosa mi diranno", "e adesso cosa faccio?", "devo stare attento perche’, se sbaglio, me la faranno pagare!", ecc.
Questo spiega perche’ alcune persone vanno in crisi quando devono prendere una o piu’ decisioni.
In una vita sana ed equilibrata, i messaggi del "genitore" non dovrebbero mai arrivare direttamente al “bambino” ma passare attraverso il filtro dell' ”adulto”. E’ solo l' ”adulto”, che puo’ fare un'attenta valutazione e decidere razionalmente al di fuori dei timori che risalgono alla primissima infanzia.
La comprensione di queste paure e’ necessaria affinche’ l' “adulto” possa fare un attento esame della situazione attuale. Le paure di un tempo, se non comprese ed eliminate, creano pericolosi pregiudizi e possono portare ad azioni o giudizi fuori luogo. I messaggi provenienti dal "genitore", sia esso “critico o amorevole”, andrebbero sempre analizzati; non vale la pena di basare la propria vita su un Genitore non analizzato, potrebbe avere torto.
Dunque, il conflitto risulta come il risultato di opposti interessi appartenenti a polarita’ intrapsichiche o diverse posizioni interpersonali.
L’analisi transazionale, evidenzia delle situazioni di impasse o di conflittualita’ in cui vi e’ un blocco di uno o piu’ Stati dell’Io nell’espletare le sue normali funzioni o nel mantenere coerente, armonica, integrata e funzionale la struttura psichica e fisica.
Quindi spesso dietro un conflitto vi e’ un desiderio, una pulsione o un bisogno dello Stato dell’Io "bambino" e un divieto dello Stato dell’Io "genitore" che ha escluso tale richiesta dalla gestalt del se’.
Oppure puo’ esserci un comando “devo” che parte dallo Stato dell’Io Genitore (asintonico intransigente e non rispettoso delle esigenze organismiche), diretto allo Stato dell’Io "bambino" e che incontra delle resistenze da parte di quest’ultimo; l’attuazione del comando eviterebbe il provare un senso di colpa ma negherebbe il soddisfacimento dei bisogni del "bambino".
L’analisi transazionale pone molta enfasi nella ristrutturazione dell’egogramma per dare maggiore stabilita’ ed armonia al soggetto.
Si tratta di dimensionare o ridimensionare gli stati dell’Io in modo tale che possano maggiormente interagire:
- sostituendo i comandi o le regole troppe rigide (e comunque utili per la sopravvivenza) con altre piu’ flessibili,
- introducendo un "genitore affettivo" che sostenga e dispensi affetto,
- sviluppare la parte adulta,
- sviluppare il contatto con le emozioni, con la parte istintiva, creativa e affettiva del "bambino".
Altro importante aspetto e’ legato al fatto che spesso il conflitto e’ determinato da una transazione che parte dallo stato dell’Io "genitore" del parlante per agire sullo Stato dell’Io "bambino" del ricevente in contesti in cui la transazione dovrebbe essere adulto – adulto.
Il ricevente potrebbe emettere l’emi-transazione di risposta a partire dallo stato dell’Io "adulto"; nel cercare di portare la comunicazione su transazioni piu’ consone o rendere consapevole il parlante del tipo di transazione che ha effettuato si verifica un incrocio di vettori transazionali che potrebbe anche portare ad un arresto della comunicazione.