conflitto gestalt - Progetto Counseling

conflitto gestalt

 

Approccio della gestalt

Introduzione:

 

Nella gestalt (e. giusti, v. rosa, 2002), la conflittualita’ puo’ essere caratterizzata dal disaccordo di alcune polarita’ presenti nel sistema psichico dell’individuo che possono anche sovrapporsi a degli Stati dell’Io dell’analisi transazionale ("bambino e genitore") e causare l’impasse.

La gestione del conflitto avviene attraverso il confronto tra queste due polarita’ per agevolare una successiva integrazione che porti all’assorbimento di alcune parti dell’una nell’altra e viceversa.

Solitamente tale operazione viene attuata attraverso la tecnica delle sedie nella quale l’individuo si siede alternativamente su una sedia e poi su un’altra posta di fronte alla prima; sperimentando, (all’occorrenza amplificando) in ogni posizione la sua parte polare nella sua piena espressione.

E’ evidente che il dialogo tra le due parti puo’ coinvolgere un individuo esterno, dunque un conflitto interpersonale, oppure puo’ capitare che una polarita’ intra – psichica venga proiettata su un soggetto esterno; in tal caso deve essere identificata come proiezione e successivamente integrata nella gestalt del se’ con la tecnica delle sedie.

 

individuazione delle polarita’:

 

Di ogni verita’ e’ vero anche il suo contrario, (proverbio cinese). Le polarita’, il dualismo, sono caratteristiche psicologiche del genere umano.

Anche i Polster (cit. in E. Giusti, V. Rosa, 2002), parlano di “polarita’“ da integrare e, in effetti, ricalcano la classica posizione hegeliana della tesi antitesi sintesi o di integrazione del dualismo nel tao.

In ogni uomo e’ presente un doppio aspetto, un “dottor Jekyll e un Mr. Hyde”, un lato “ombra”, cioe’ una parte rifiutata, negata e un lato “anima animus”, per dirla con jung, che rappresenta l’aspetto trascendente, ideale.

Normalmente queste due parti sono in conflitto, il lato “negativo” non viene accettato: non mi piaccio se sono debole, se ho paura, se fallisco, se sono solo, se ho desideri omosessuali, se sono stato aggressivo, arrogante, se ho sbagliato, ecc.

Il top dog (f. s. perls, 1980), cioe’ il nostro torturatore interno, non ci permette di accettare queste manifestazioni. Esso e’ il risultato dell’insieme dei condizionamenti che abbiamo subito dalla nostra nascita da parte del nostro ambiente familiare e sociale ed agisce su di noi con le sue critiche ogni volta che ci discostiamo dal suo ideale di “come dovremmo essere”. Naturalmente questo e’ una causa primaria dei nostri disagi. Non si e’ mai soddisfatti e non usciamo dal conflitto.  

 E negare la negativita’ e’ l'essenza della nevrosi.

Nel counselling gestaltico si lavora per riconoscere ed accettare la negativita’, per orientare l’individuo verso una condizione di “indifferenza creativa” che non giudica e che permette l'attuazione del processo di autoregolazione organismica, ovvero l’intrinseca capacita’ dell’uomo di curare se stesso e in grado di eliminare il conflitto nato dalla falsa rappresentazione che si ha di se’. Lo stesso Perls proponeva l'attivazione di una condizione di pura e semplice consapevolezza,  in modo da  sperimentare entrambe le polarita’ legate ad un nostro aspetto, senza aver il bisogno di risolverne le differenze; sperimentare gli opposti senza volerli eliminare, superando in questo modo l'eterno dualismo tra le polarita’ attraverso l’integrazione delle stesse. Anche Freud sosteneva che una terapia si conclude quando il cliente diviene consapevole che quei suoi problemi che considerava inaccettabili in realta’ sono accettabili .

Nel counselling gestaltico bisogna sviluppare una sorta di “fiuto” delle parti in conflitto presenti nel cliente, e la capacita’ di renderle chiare e ben distinte. Le principali polarita’ sono, come abbiamo visto, quelle tra top dog e under dog, ovvero tra la parte critica e colpevolizzante e l’altra di vittima debole e impotente, tra indipendente e dipendente, tra forte e debole, coraggioso e vile, chiaro e confuso, fiducioso o sospettoso,bello e brutto, se’ e altro, ecc.
Riuscendo a far lavorare il cliente sull’integrazione delle sue polarita’, ovvero aiutandolo a concedersi di essere l’uno “e” l’altro, piuttosto che l’uno “o” l’altro, si diminuisce la sua ansieta’ di fondo di “essere sbagliato”.

Nella “teoria paradossale del cambiamento” di Beisser (Beisser R. A. 2002) afferma che “solo accettando di essere cio’ che si e’, si puo’ cambiare” e  anche Perls (F. S. Perls, 1980), sosteneva che “Io sono quello che sono e non posso fare a meno di essere cio’ che sono”.

 

doppia sedia

 

Questo lavoro e’ particolarmente indicato quando si sono individuate delle polarita’ o conflitti tra parti di se’.
Si chiede al cliente di identificarsi alternativamente con entrambe le parti e di portare avanti un dialogo tra di esse. Per esempio, si fa sedere su due sedie da una parte il top-dog e dall’altra l’under-dog , uno critica e l’altro si difende oppure da una parte il forte e dall’altra il debole, ecc.
Il concetto e’ che quando si instaura un dialogo diviene piu’ probabile un qualche tipo di accordo e si puo’ raggiungere una maggiore integrazione.
La doppia sedia si puo’ usare anche per un dialogo con le persone con cui si e’ in un qualche tipo di conflitto o a cui in generale si voglia dire qualcosa. Per esempio con il padre, la madre, il marito/moglie, i figli, il datore di lavoro, ecc. Qualche volta  si usa anche la variante della tripla sedia o multipla, facendo parlare il cliente contemporaneamente con diverse persone. Sempre gli si chiede di identificarsi meglio possibile nella persona che sta interpretando, di “divenire questa persona”.



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