Indice degli argomenti :
- radici teoriche
- le radici motivazionali affettive
- nasce un nuovo counselor
- ruolo e obiettivi del counseling
- counseling rogersiano
La proposta ha seguito l’impostazione dell’integrazione pluralistica, in linea con la progressiva evoluzione degli approcci di counseling dagli anni Sessanta a oggi. Dai tentativi di dimostrare il primato di un modello teorico-operativo rispetto agli altri si è passato a mettere in evidenza ciò che di efficace risiede in ciascuno di essi. Assumono rilevanza i fattori comuni, che la ricerca empirica ha evidenziato come determinanti nella riuscita dell’intervento di sostegno. Il principale fattore comune risiede nella qualità della relazione, determinata dal clima di accoglienza e fiducia, dalla corrispondenza delle aspettative counselor-cliente e dall’alleanza collaborativa motivazionale.
Il principio ispiratore di base è quello della Psicologia Umanistica e di Comunità, approcci che propongono una psicologia della salute, con una visione pragmatica, educativa, pedagogica e preventiva, più ecologica e meno curativa.
I concetti di crescita, ciclo evolutivo e salute sono fondamentali; il presupposto è che l’individuo sia in continua evoluzione e che in alcuni momenti questa evoluzione può essere rallentata per delle difficoltà.
L’apporto fenomenologico-esistenziale nell’assetto formativo, consente di porre l’accento sul processo di cambiamento.
Un altro apporto teorico-pratico importante proviene dall’approccio interpersonale, che pone l’accento sulla relazione in atto come il prodotto di reciprocità paritetica, con interventi confrontativi, di consulenza educativa, di sostegno e di qualunque modalità operativa finalizzata all’assunzione di iniziativa e attività da parte del cliente.
L’apporto costruttivista evolutivo offre opportunità di utilizzazione anche al momento della valutazione dell’assetto motivazionale e attitudinale tanto del counselor in formazione che del cliente: sapere come una persona costruisce i propri sistemi di significato ci consente di orientarci con più facilità nel suo mondo.
Solitudine, dubbio, aggressività, sessualità, morte, mancanza di autostima sono i più comuni esempi di difficoltà esistenziali per i quali un counselor può essere consultato. Un agevolatore al passo coi tempi riflette i mutamenti sociali e professionali e ha familiarità con molti approcci e strategie.
L’obiettivo dell’aiuto è quello di integrare i tre campi - cognitivo, affettivo e comportamentale - per aiutare il cliente a diventare consapevole delle sue responsabilità e scelte.
Il contesto della relazione costituisce il più importante veicolo di cambiamento, attraverso le sue qualità strutturali (setting, regole, confini, contratto) e di processo interpersonale (coinvolgimento, fiducia, empatia, sintonizzazione, alleanza).
La comunicazione, verbale e non verbale, è il mezzo attraverso il quale prende vita la relazione. Quando le comunicazioni del counselor si collocano a un buon grado di corrispondenza con i parametri interpersonali del cliente, il processo di aiuto procede più efficacemente.
Le radici motivazionali effettive
La contrazione spazio-temporale, derivante dalla velocità delle notizie e da quella degli spostamenti nel mondo intero, ha prodotto ricadute negative sui legami d’intimità, sulla possibilità di costruire reti interpersonali significative e di vivere pienamente il contatto con le esperienze, gli eventi quotidiani e la vicinanza affettiva nelle relazioni. L’ambiente produce forti sollecitazioni e richieste che, per l’intensità e la complessità, stressano il potenziale di adattamento personale e danno origine a risposte emotive e comportamentali di disagio esistenziale, relazionale, sociale.In questo contesto il counseling offre uno spazio di ascolto, supporto e orientamento, all’interno di una relazione basata sul riconoscimento, sul rispetto e sulla congruenza. E il counselor è una delle figure professionali capaci di offrire risposte articolate e globalmente pianificate, con un alto livello di operatività finalizzata all’uso ottimale delle risorse, a fonte di un impiego di costi contenuti.
Nasce un nuovo counselor
Il counselor professionale è un operatore della salute, che promuove il benessere psicofisico dell’individuo e della comunità. Il suo compito è quello di riconoscere le risorse utili della persona e usarle come punti di forza per un suo migliore divenire. Sa come sviluppare nell’altro autorealizzazione, spirito euristico, capacità esplorativa, curiosità, creatività relazionale, perché tutto questo gli appartiene a livello personale. Ha imparato a usare con padronanza il modello dell’integrazione pluralistica, sapendo quando e come applicare metodi, strategie e tecniche rogersiane, fenomenologico-esistenziali ed esperienziali. Integra il sapere con il saper essere e quindi con il saper fare e creare, per un counseling moderno, versatile e mirato. Per questo il libro propone l’esposizione ragionata dei principali approcci teorici del counseling, per concludersi con la presentazione del modello dell’integrazione pluralistica, da cui deriva la definizione della figura del counselor come operatore di base per l’aiuto all’individuo e alle reti socio-relazionali nella comunità.
Ruolo e obiettivi del counseling
L’associazione britannica di counseling nel 1985 ha affermato che “…ci si impegna nel counseling quando una persona, che riveste regolarmente o temporaneamente il ruolo di counselor, offre o concorda esplicitamente di offrire tempo, attenzione e rispetto a un’altra persona, o più persone, temporaneamente nel ruolo di cliente”.
Tre fasi del counseling rogersiano
Rogers introdusse la prima innovazione fondamentale del counseling, spostando l’attenzione sul cliente come persona che effettua un processo volto all’autoconsapevolezza tramite le risorse personali. Quindi sono tre le caratteristiche del counselor, necessarie e sufficienti, affinché i processi interpersonali siano costruttivi: autenticità, accettazione incondizionata ed empatia.
Importanza della formazione
I modelli teorici adottati dal counselor sono molti, ecco allora che anche le tecniche variano a seconda della teoria di riferimento e del contesto in cui si svolge il counseling: campo sanitario, scolastico, lavorativo, legale, come anche rivolto ai problemi dei disoccupati, degli omosessuali, dei carcerati eccetera. Poiché il counseling viene praticato in una vasta gamma di setting, affronta un’altrettanto grande varietà di tematiche e spazia in molteplici campi di applicazione: dalla Asl all’azienda, dai gruppi di volontariato allo studio del professionista, dall’ospedale al domicilio stesso del cliente, dal faccia a faccia alla conversazione telefonica.
Le origini del counseling
In America
Il counseling psicologico nacque negli Stati Uniti nel 1951 quando la “Division of counseling and guidance” dell’American Psychological Association divenne la “Division of counseling psychology”.
Lo sviluppo della professione di counselor è stato influenzato da diversi correnti.
- Il movimento di orientamento e guida professionale. Un tentativo di migliorare la scelta professionale dei giovani al termine delle scuole, partito nel 1885. Nel 1958 l’atto nazionale di difesa dell’educazione istituì fondi e programmi per la formazione di counselor educativi. La necessità di aiutare le persone a fare scelte consapevoli stimolava la creazione di tecniche e procedure di sostegno.
- Evoluzione del movimento psicoterapeutico. Il counseling come intervento per i problemi personali e sociali ha avuto inizio nella prima parte del ventesimo secolo con lo sviluppo delle teorie di personalità e della pasicoterapia, in particolare della psicoanalisi. Si sono poi sviluppati i modelli psicodinamico, esistenziale-umanistico, cognitivo-comportamentale e familiare-sistemico.
- Sviluppo dei movimenti orientati alla cura della salute olistica e della salute mentale di comunità. Il counseling come professione prese slancio in America dalla legge del 1963 (Community Mental Health Act), che sanciva il principio della riorganizzazione territoriale dei servizi psichiatrici. Il fine era quello di offrire la possibilità di trattamento e prevenzione di problemi psicologici non solo negli ospedali, ma anche nei centri di igiene mentale di comunità. Si stava passando da un modello centrato sulla malattia a un modello orientato sulla salute della persona.
In Italia
Le origini del counseling possono essere rintracciate nella storia dell’assistenza sociale, che ebbe inizio negli anni ’20. Negli anni ’60 un nuovo impulso proveniva dall’incalzare dei problemi sociali non risolti e, sulla scia delle esperienze di Olide Vallin (che aveva lavorato in Francia), si cominciò a delineare il nuovo concetto di prevenzione. Nel frattempo si chiariva che l’assistente sociale aveva una preparazione disponibile ad accogliere ogni tipo di istanza che riguardasse la persona. Il punto di incontro tra assistente sociale e counselor è infatti questo: l’interesse e l’attenzione sono totalmente focalizzate sulla persona, sui suoi bisogni, esigenze e difficoltà. Il counseling, dunque, nasce e muove i primi passi in Italia grazie agli spunti offerti dall’assistenza sociale, per poi prenderne le distanze e seguire un percorso autonomo, giovandosi delle esperienze anglosassoni.
Gli sviluppi del counseling, da dove siamo partiti
La figura professionale del counselor prende l’avvio in America rispondendo a tutte quelle persone che pur non “desiderando diventare psicologi o psicoterapeuti svolgono un lavoro che richiede una buona conoscenza della personalità umana”; approda in Europa negli anni ’70, attraverso la Gran Bretagna, sia come servizio di orientamento pedagogico che come strumento di supporto nei servizi sociali e nel volontariato. Nel 1976 è nata la British Association for Counseling, nel 1994 è nata la European Association for Counseling (EAC). In Italia pionieri del counseling sono stati Edoardo Giusti e Claudia Montanari, fondatori dell’Aspic (Associazione per lo sviluppo psicologico dell’individuo e della comunità)
Dove stiamo andando
Per lo sviluppo del counseling italiano è stata, nel 1993, la nascita della S.I. Co.. Società italiana di counseling. Adesso è nato il REICO, Registro Italiano dei Counselor, per iniziativa dell’Aspic, Associazione Counseling & Cultura, fondata nel 1994. L’Associazione si propone lo sviluppo di attività culturali attraverso corsi di formazione, aggiornamento e mini training. Fra l’altro, gestisce il Master Esperienziale della Scuola Superiore Europea di Counseling Professionale e si avvale di due organismi: la Commissione scientifica e quella didattica. In Europa i counselor professionali sono oltre 20mila. Il percorso formativo dell’ASPIC dà diritto all’iscrizione all’EAC (European Association for Counseling) che permette di svolgere attività in tutti i paesi dell’Unione Europea.
Bibliografia
- Jerold D. Bozarth, 2001 – La Terapia Centrata sulla Persona - Sovera Multimedia S.r.l. Editore - Roma
- Richard Bandler, John Grinder, 1981 – La Struttura della Magia – Casa Editrice Astrolabio-Ubaldini Editore – Roma
- Edoardo Giusti, 2000 – Autostima - Sovera Multimedia S.r.l. Editore – Roma – seconda ristampa
- Edoardo Giusti, Veronica Rosa, 2002 – Psicoterapie della Gestalt – Aspic Edizioni Scientifiche - Roma