crisi identita - Progetto Counseling

la crisi di identita'

a cura del dott. Angelo Franchitto

Ci sentiamo spesso soli, persi in una crisi d’identità e non capiamo chi siamo.

Quando parliamo di identita' in psicoanalisi, intendiamo un processo di formazione e costruzione del proprio sé che ha inizio con lo sviluppo del soggetto in età infantile, e si consolida in età adulta.

Secondo Erik Erikson, il senso della vita è il lavoro di ogni persona alla ricerca continua di una propria identita', intesa come comprensione e accettazione di se'.

Le basi sulle quali poggiare per la costruzione della propria identita' derivano da un lavoro di separazione tra il soggetto e il mondo esterno; mentre lo sviluppo di una personale identita' è possibile grazie a una serie di identificazioni, cioè, una serie di assimilazioni delle caratteristiche di modelli esterni; come le figure parentali (genitori), o persone che ammiriamo e vogliamo prendere ad esempio, ci rifacciamo in questo caso ad amici, persone di successo, conoscenti o anche attori e personaggi pubblici, che però abbiano caratteristiche che ci attraggono (saper riscuotere successo con le donne, sono bravi negli affari, hanno successo nel lavoro, hanno una bella famiglia amorevole, ecc.).

Quando le caratteristiche che costituiscono l’identita' sono completamente state acquisite in maniera stabile e duratura, l’individuo raggiunge quello che Margaret Mahler definisce come il processo di separazione-individuale. Un processo, relativo alla costruzione di una propria identita', che, secondo la Mahler, è destinata a rimanere più o meno stabile nell’arco della vita, a meno che non si verifichino eventi particolarmente traumatici.

Tuttavia, l’età moderna ha portato l’uomo d’oggi ad una crisi d’identita'. L’uomo moderno si sente perso e confuso nel labirinto dell’esistenza. Una situazione che Emerge molto bene e viene rappresentata nelle opere di autori come Pirandello e Conrad, i quali, rappresentano i loro personaggi con una certa psicologia, tanto che è possibile (leggendo i loro romanzi) psicoanalizzare il protagonista.

L’opera d’arte, in questi casi, diviene un organo di conoscenza attraverso cui è ammessa l’impossibilità di conoscere la realta' più profonda mediante l’esperienza, la ragione, la scienza.

Un esempio è il romanzo di Conrad, “Lord Jim”, dove il protagonista viene presentato dall’autore come un individuo in difficoltà nel contatto con il reale (è presente nel personaggio una scarsa gratificazione con la realta').

Il Jim di Conrad possiede una serie di caratteristiche che lo identificano come un eroe-antieroe (caratteristica tipica dei protagonisti nei romanzi moderni). Egli ci viene mostrato come un uomo in continua fuga che a un livello psicologico appare come una fuga dalla realtà evidenziando il problema (che emerge dalla lettura del romanzo) tra l’Io di Jim e il mondo.

Da come ce ne parla l’autore si vede benissimo come la mente di Jim sia fissa, ai limiti dell’ossessione, sull’episodio del Patna . Per questo motivo, il processo di “colpevolizzazione” viene invano respinto dall’Io, e soprattutto il bisogno di autenticazione di sé subisce uno scatto traumatico in rapporto ai fatti concretamente presenti alla memoria.

In tutta l’opera l’Io di Jim è alla ricerca, continua e disperata di quegli elementi che possano rendergli possibile la sopravvivenza. Per questo “trauma” che Jim vive e che lo porta a una evidente crisi d’identita'. Egli è un capitano di mare, ma dopo i fatti del Patna non riesce a sentirsi più tale, e si sente perso, confuso, disorientato. Non può tornare in patria perché suo padre non capirebbe, e soprattutto significherebbe perdere la fiducia in sé stesso (a livello psicologico Jim non può presentare a sé un’immagine diversa da quella dovuta al proprio super-Io).

Va precisato che tutto ciò che accade nella mente del protagonista sono processi in buona parte inconsci e che l’Io prima di cedere a Thanatos (l’istinto di morte) metterà in atto vari meccanismi di difesa che più o meno riusciti esprimono il desiderio di sopravvivenza.

Anche in Pirandello ritroviamo quella crisi storica e al contempo esistenziale che segna l’uomo moderno. Il personaggio pirandelliano, vive una condizione anarchica, di sconfitta, di impotenza, e questo perché a lui manca una realtà stabile, definita e leggibile. L’eroe pirandelliano (come in Conrad) si frantuma a livello del proprio Io psichico.

Leggendo l’opera de “Il fu Mattia Pascal” (1904), osserviamo come il protagonista del romanzo si sdoppia continuamente nel suo percorso esistenziale alla ricerca di una identità perduta. Quello che maggiormente colpisce nel Mattia Pascal è che da un lato quella perdita di identita' che consente al personaggio di vedere lucidamente i meccanismi della società borghese, che gli permette di rendersi conto dell’assurdità della vita, e lo mette di fronte alla crisi dei rapporti sociali. Dall’altro lato, però, la vita, una volta che è stata liberata da tutte le sue convenzioni, porta il protagonista alla ricerca ossessiva di una propria identita'. Egli che tanto voleva fuggire dal suo essere e dalla sua identita', ora cerca di ridare un nuovo volto alla vecchia coscienza sconfitta e frantumata. Il nuovo status si rivela però una trappola che non consente al protagonista di realizzarsi, e che non gli lascia alcuna possibilita' di esistenza fuori dalle convenzioni.

Quello che i romanzi “Lord Jim” e “Il fu Mattia Pascal” rappresentano è una crisi psicologica dell’uomo moderno. Oggi tutti noi dobbiamo fare i conti con noi stessi, ci chiediamo chi siamo? Cosa cerchiamo?

Il male interiore è dovuto a una ricerca continua, che dura anche tutta la vita, e dalla mancanza di certezze.

vedi anche :

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- la figura paterna incide sulla psicologia e sulla identita' dei figli
- autostima, cos'e', come migliorarla, riferimenti alla coppia
la coppia omosessuale e il counseling



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