dire di no e delegare
Molte persone sono particolarmente brave nel fissare in modo chiaro i propri limiti di tempo: queste persone ad esempio sono in grado di dire: "non e’ compito mio, sono le cinque e ho finito di lavorare". Chi abbia deciso di intervenire rigorosamente in merito alla gestione del proprio tempo ha validi motivi per considerare l’idea di prendere spunto dal modo di fare queste persone (modeling). Quando il lavorare fino a tardi o il portarsi il lavoro a casa diviene fatto abituale potrebbe essere arrivato il momento di cominciare a dire di NO: non solo agli altri, ma anche a se’ stessi. Migliorare la propria abilita’ di dire ‘no’, e’ un aspetto essenziale per la gestione ottimale del proprio tempo (giusti, 2000). Quando il progetto, il piano e la lista delle cose da fare sono pronti, saper dire di ‘no’ a un collega o a un amico diviene necessario; altrettanto importante saper dire di ‘no’ a se’ stessi quando ci si sta per avvicinare ad una distrazione o si sta per intraprendere azioni che si conoscono come fuorvianti.
In “saper dire no” marie haddou (2001), una psicologa francese, spiega quali paure possono intrappolare l'individuo a sua insaputa, rendendolo incapace di opporre un rifiuto a cio’ che e’ contrario ai propri desideri, ai propri interessi, alle proprie aspirazioni profonde.
A volte non si riesce a dire un chiaro no per non voler deludere le persone amate, altre volte per paura ad esempio «di essere considerati aggressivi, di essere rifiutati».
Tuttavia allenarsi a dire no, quando occorre, «permette di acquistare fiducia e affermarsi come individui indipendenti e autentici, essere se stessi e attivi senza per questo distruggere o ferire l'altro, facilitare i rapporti umani in tutti i campi della vita quotidiana». Dire no, quindi, permette sia di assumere le proprie decisioni, invece di lasciarsi guidare dagli eventi, sia di poter dire ‘sì‘ con piacere e convinzione.
Tornando al discorso dell’equilibrio, accennato precedentemente, bisogna considerare che lavorare per troppe ore (retribuite o meno), ha come conseguenza lo squilibrio di quel rapporto tra lavoro e tempo libero, essenziale al benessere psicofisico.
Se il lavoro e’ orientato all’organizzazione di un percorso di crescita e di sviluppo personale e professionale, obiettivo sara’ quello di prevedere e monitorare costantemente con la persona la qualita’ e l’equilibrio tra le spinte professionali e quelle personali, sostenendo quest’ultimo in un percorso di aumento del controllo e della gestione dei compiti da accettare e da auto assegnarsi.
Un secondo aspetto estremamente importante soprattutto in ambito lavorativo consiste nella capacita’ di delegare.
Quando si tratta di delegare, sembra che esistano due tipi di persone: quelle piu’ capaci e quelle meno capaci di delegare i propri compiti ad altri.
Gli appartenenti al secondo gruppo di persone riescono sempre a trovare una scusa per fare tutto da soli ("ci vuole troppo tempo per spiegare il lavoro ad un altro", o "finirei comunque col rifare tutto di nuovo"). Queste persone sono così attaccate all'idea di non poter delegare niente che sara’ difficile convincerle del contrario (haddou, 2001).
Per riuscire a delegare e’ necessario sia volerlo che allenarsi a farlo.
Il primo pensiero che dovrebbe sviluppare una persona che ha difficolta’ a delegare e’ quello di “non essere poi così indispensabile come crede”. Solo in quel momento sara’ pronto ad iniziare a delegare i propri compiti. In questa fase si inizia col delegare i lavori di routine, quelli che fanno perdere piu’ tempo e che possono essere tranquillamente affidati a terzi.
Il passaggio successivo sara’ quello di sviluppare l’idea che spiegare agli altri cio’ che devono fare puo’ far perdere un po’ di tempo, e che sara’ necessario tener conto di una ragionevole curva di apprendimento: ma i benefici che se ne trarranno, in termini di aumento del tempo a disposizione e di diminuzione dello stress, ripagheranno abbondantemente gli sforzi fatti (haddou, 2001).