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L'unica cosa che si cambia realmente è se stessi. Le barriere esterne sono spesso dentro di noi. Individuarle è il primo passo per raggiungere i propri obiettivi e sentirsi in armonia con sè stessi e con gli altri.
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procrastinare
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1.
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La persona desidera raggiungere un risultato, di solito si tratta di un obiettivo valutato come importante e desiderabile per sé e per gli altri: “Devo cominciare a…”
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2.
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La persona temporeggia, concentrandosi brevemente e superficialmente sui vantaggi che otterrebbe dal cambiamento: “Lo farò domani quando non ho così tanto da fare”
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3.
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La persona rimanda ulteriormente e diviene più critica nei propri confronti: “Avrei dovuto iniziare prima”, e trovando delle scuse: “Non potevo davvero andare via presto dalla festa la notte scorsa, i miei migliori amici erano là”. E’ possibile che la persona inizi a nascondersi e fingere di essere occupato, o mentire a se stessa immaginando di avere altri obblighi
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4.
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La persona rimanda ulteriormente, finché arriva il momento in cui il compito deve essere svolto per forza e di solito ciò avviene in tutta fretta: “Come al solito l’ho fatto con l’acqua alla gola”, oppure non avviene affatto: “Non ce la posso fare!”
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5.
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La persona si incolpa e si giudica negativamente: “C'è qualche cosa di sbagliato/che non va in me”, e giura di non rimandare più oppure minimizza il valore del compito: “Non era così importante”
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6.
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La persona a breve distanza dall’evento ripete il processo su altri compiti importanti, come se fosse una dipendenza, una coercizione
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Smettere di procrastinare
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Sviluppare un approccio orientato al compito anziché al tempo
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L’approccio orientato al tempo fa sentire costretti e aumenta i livelli di ansia, mentre quello orientato al compito aumenta il senso di padronanza.
Definire il compito rende anche più chiaro al cliente quando il lavoro sarà terminato e quando sarà “libero”, con la conseguenza di impegnarsi in modo più efficace senza sentirsi intrappolato. E’ bene che il Coachee affronti e organizzi i propri compiti nei modi descritti di seguito:
“Riparerò tre irrigatori e taglierò il prato questa mattina”, e non “Lavorerò nel prato dalle 8 alle 12”.
“Farò una lavatrice con i vestiti bianchi e passerò l’aspirapolvere in soggiorno e in sala da pranzo”, e non “Farò le faccende di casa per due ore”.
“Scriverò due pagine al giorno”, e non “Scriverò un’ora al giorno”.
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Avvicendare i compiti
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Secondo il principio di Premack (Premack e Premack, 2002) un comportamento con una determinata “frequenza” (e probabilità) di emissione ha un effetto di rinforzo se fa seguito ad un comportamento a minor frequenza di emissione; viceversa ha un effetto di punizione se fa seguito ad un altro comportamento a frequenza di emissione maggiore.
Il principio torna molto utile quando si progetta e organizza l’esecuzione di compiti sgradevoli: seguendo le indicazioni di Premack sarà meglio quindi eseguire i lavori più “scomodi” con alta probabilità di essere rinviati poco prima di attività piacevoli. In tal modo si ridurrà fortemente la probabilità di procrastinare l’azione.
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Definire sotto obiettivi
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Evitare di porsi obiettivi eccessivamente elevati o mete irraggiungibili; meglio sezionare un grande obiettivo in piccole mete raggiungibili e in tempi prevedibili. Nel caso in cui ci volessero otto o dieci anni per giungere alla meta, ad ogni passo sarà possibile godere della soddisfazione del risultato raggiunto.
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Agire per ridurre l’ansia
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Nelle pagine precedenti si è visto come l’idea di dover affrontare dei compiti possa provocare reazioni d’ansia o preoccupazione o sensazioni di minaccia nei confronti della propria autostima (preparare un discorso da fare di fronte ai colleghi, chiedere di uscire ad una persona attraente, lavorare su un documento importante, fare un colloquio di lavoro); secondo la nota teoria sulle emozioni di James e Lange, i comportamenti possono indurre o modificare le emozioni: iniziare a correre, per uscire dal teatro dopo aver sentito gridare “al fuoco”, può aumentare la sensazione di panico, mentre camminare lentamente può ridurla. La stessa logica può essere utilizzata quando si deve affrontare un compito sgradevole. Iniziare a lavorare sul compito prima che i pensieri abbiano il sopravvento e lo rendano impossibile da portare a termine avrà l’effetto di ridurre l’ansia e aumentare il senso di autoefficacia.
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Agire prima di pensare
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È bene scrivere per arrivare a visualizzare tutti i pensieri in merito ad un determinato argomento; solo dopo averli scritti possono essere ricontrollati ed ampliati poiché non è possibile sapere tutto in anticipo. Per sapere bisogna sperimentare.
Lo stesso principio può essere applicato a numerosi campi della propria vita: è possibile capire in quali campi si ha maggiore o minore attitudine, efficacia, talento, semplicemente sperimentandosi.
Il procrastinatore spesso si ferma alla “preparazione” “anticipazione” dell’azione mentre attraverso la sperimentazione di se stesso, l’apprendimento sul campo e la valutazione dei risultati del lavoro, può avviare un processo di autoconoscenza realistico ovvero basato sui fatti, sulle prove e gli errori.
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