rabbia - Progetto Counseling
 

la rabbia

Letture per esperti della relazione di aiuto

Letture per esperti della relazione di aiuto

RABBIA.

 

La rabbia è un’emozione potente, che ha un impatto profondo sulle relazioni sociali e sull’organizzazione del Sé. E’ spesso diretta verso coloro che amiamo e che ci hanno deluso. E’ una tendenza biologica a difendersi quando si è attaccati o a proteggersi dall’intrusione. E’ una risposta comportamentale che deriva da un’interazione complessa fra la tendenza all’azione e i processi cognitivi che seguono alla iniziale disposizione ad agire. L’esperienza della rabbia e l’intensità della tendenza all’azione sono soggettive e possono andare da un senso di irritazione, alla rabbia, fino alla collera e all’ira. E’ importante riconoscere stati di rabbia differenti per attuare un intervento terapeutico differenziato e specifico.

 

Rabbia primaria adattiva repressa.

Sono importanti la valutazione dell’emozione di rabbia e l’esplorazione del suo evitamento. Indicatori di interruzione della rabbia: comportamenti verbali e non verbali come scoppiare in lacrime, provare un senso di impotenza e depressione(invece di esprimere la rabbia in modo appropriato), rendersi insensibili, intellettualizzare, cioè controllare razionalmente l’emozione di rabbia adattiva, minimizzare, cioè distanziarsi dal sentimento di rabbia con banalità o ridendoci sopra, espressione di rabbia diffusa e inappropriata, sentimenti persistenti di amaro rancore, lamentarsi, biasimare e colpevolizzare gli altri. La rabbia primaria associata alla violazione o all’abuso ha caratteristiche di ira, disgusto, disprezzo, paura; quella associata a bisogni di dipendenza non gratificati o al tradimento ha sfumature di tristezza per la perdita. L’obiettivo del trattamento è differenziare ed esprimere chiaramente ciascuna delle emozioni nucleari; gli interventi terapeutici hanno lo scopo di aiutare il cliente ad esprimere la rabbia primaria, ad accedere alla rete sottostante dei significati vissuti, ad esternare la riprovazione e la responsabilità in modo appropriato, ad accrescere l’auto-potenziamento e a facilitare azioni assertive.

 

Rabbia primaria disadattiva.

E’ una risposta iniziale della persona a situazioni attuali, ma non svolge più la funzione di proteggere la persona dal danno e dall’intrusione. E’ simile alle risposte di paura apprese, derivanti dall’attivazione automatica di una struttura emotiva complessa, formatasi durante le relazioni precoci di attaccamento. L’obiettivo è di accedere allo schema emotivo disadattivo, esplorarlo e ristrutturarlo in terapia accedendo a risorse adulte sane.

 

Rabbia secondaria.

Le espressioni più comuni di rabbia sono reazioni secondarie ad altre emozioni o processi cognitivi. L’espressione della rabbia secondaria può bloccare lo stress e il dolore derivanti da altri sentimenti, rimuovendoli dalla consapevolezza; la rabbia aiuta ad allentare la tensione muscolare e riduce livelli elevati di attivazione associati a sentimenti come la paura o il sentirsi feriti. In questi casi l’obiettivo terapeutico è individuare le sequenze cognitivo-affettive e accedere al sentimento primario nucleare più fragile che conduce alla rabbia secondaria; i terapeuti devono sia accettare la rabbia secondaria, sia andare oltre per accedere alla vulnerabilità basilare.

Quando la rabbia secondaria si manifesta come collera disadattiva, derivata dal progressivo intensificarsi di una reazione iniziale di rabbia adattiva, l’obiettivo terapeutico è, oltre ad accedere all’impotenza o alla vergogna primarie, aiutare il cliente, attraverso la consapevolezza, a gestire la sequenza rabbiosa esplosiva che porta all’ira, affinché l’individuo possa esprimere la propria rabbia primaria crescente in un momento iniziale della sequenza e utilizzarla per modificare la sequenza stessa.

Un altro tipo di rabbia secondaria assume la forma di un’autocritica ostile che mina l’autostima e genera sentimenti di vergogna, di fallimento, di colpa o di depressione; è una rabbia secondaria diretta al Sé attraverso l’auto-disprezzo e l’auto-denigrazione. In questo caso gli interventi terapeutici accrescono la consapevolezza di quanto possa ferire essere l’oggetto di tanta ostilità e rifiuto, piuttosto che focalizzarsi sulla rabbia stessa. Altro esempio di rabbia secondaria diretta al Sé è costituito da una reazione ad una reazione : la persona si arrabbia con se stessa per il fatto di sentirsi spaventata, depressa o bisognosa. L’obiettivo è oltrepassare la rabbia secondaria diretta al Sé e dirigere l’attenzione sull’esperienza affettiva più profonda.

 

Rabbia strumentale.

E’ una forma di manipolazione che si osserva spesso nella riabilitazione dalla tossicodipendenza, nei setting giudiziari o in individui che hanno appreso la manipolazione e l’intimidazione; corrisponde ad un uso della rabbia appreso come mezzo per relazionarsi agli altri al fine di ottenere dei vantaggi secondari. L’approccio terapeutico è quello di confutare questo tipo di rabbia e interpretarla per favorire la comprensione delle motivazioni e degli scopi sottostanti. La rabbia, in questi casi, non viene attivata né esplorata a livello esperienziale; vengono invece insegnate modalità di risposta alternative e un comportamento più adattivo per conseguire gli obiettivi.

 

Bibliografia

-  Leslie S. Greenberg, Sandra C. Paivio, 2000 – Lavorare con le Emozioni in Psicoterapia Integrata – Sovera Multimedia S.r.l. Editore - Roma

- Jerold D. Bozarth, 2001 – La Terapia Centrata sulla Persona - Sovera Multimedia S.r.l. Editore - Roma

- Edoardo Giusti, 2000  – Autostima - Sovera Multimedia S.r.l. Editore – Roma – seconda ristampa

- Edoardo Giusti, Veronica Rosa, 2002 – Psicoterapie della Gestalt – Aspic Edizioni Scientifiche - Roma

 


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