troppo vecchi per lavorare - Progetto Counseling
 

troppo vecchi per lavorare

 
16/10/2006 - Italia - "TROPPO VECCHI PER LAVORARE?"
 In primo piano la grave situazione dei lavoratori in età matura
 

Articolo tratto dal settimanale Lavoro e Carriere in edicola dal 16 al 22 ottobre 2006

"Troppo giovani per la pensione, troppo vecchi per lavorare": è la definizione coniata dai lavoratori in età matura per descrivere se stessi. Impietosa, ma specchio di una dura realtà quotidiana che vede coinvolti, secondo alcune recenti stime, oltre un milione di lavoratori.
Il fenomeno dell'espulsione dal mondo del lavoro dei lavoratori in età matura è iniziato nel nostro paese ormai oltre 15 anni fa ed ha assunto proporzioni pericolose, se ne consideriamo l'impatto sociale complessivo.
Non si parla delle sole "grandi ristrutturazioni" aziendali e della massiccia emorragia di posti di lavoro nella grande industria, dove comunque la presenza del sindacato ha in qualche caso garantito delle soluzioni ai lavoratori espulsi. Qui si parla delle centinaia di migliaia di altre lavoratrici e lavoratori espulsi individualmente, abbandonati a se stessi, emarginati e lasciati privi di qualsiasi tutela, a 40 e 50 anni, nella grande come nella piccola impresa.
Un padre o una madre che perdono il lavoro "trascinano" con sé nel disagio l'intero nucleo familiare, con la potenziale destabilizzazione dei rapporti all'interno della famiglia stessa. Le famiglie si precarizzano e si precarizza il loro rapporto con la vita futura, con i consumi, il tutto a danno generale dell'equilibrio sociale ed economico del paese.
Si può quindi tranquillamente affermare che quella dei lavoratori in età matura espulsi dal mercato del lavoro è la "prima" emergenza per i paesi in transizione verso l'economia post-industriale.
L'Italia, data la sua debolezza strutturale, è in prima fila anche in questa situazione, ma pare non accorgersene: lo sanno bene anche i lettori di Lavoro e Carriere, non nuovi al dibattito sui lavoratori over 40/50, già da lungo tempo aperto su queste pagine, con lucidi e spesso disperati contributi di molte persone. Mancano risposte efficaci dalle istituzioni, soluzioni che affrontino il problema alla radice e nella sua interezza, manca anche la semplice volontà di fare applicare realmente norme di legge già in vigore.
La causa dei lavoratori in età matura, ignorata per lungo tempo anche dai maggiori media, è sostenuta dalla sola voce di alcune associazioni nate negli ultimi anni proprio per iniziativa di alcuni di loro. Per fare un punto aggiornato sulla situazione Lavoro e Carriere ha fatto qualche domanda ad Armando Rinaldi, Presidente e fondatore di Atdal, Associazione per la tutela dei diritti acquisiti dei lavoratori, prima associazione (fondata nel 2002) ad occuparsi concretamente del fenomeno degli over 40/50, dalla cui costola è poi nata Lavoro Over40, altra realtà che opera concretamente per sostenere i diritti dei lavoratori in età matura.

D: Presidente, come è nata Atdal?

R: "Nel 1999 ero dirigente di una multinazionale e fui costretto a "concordare le dimissioni", a 51 anni di età e con 34 anni di contributi versati. Da questa prospettiva ho iniziato a maturare insieme ad altri amici la convinzione che fosse necessario denunciare in maniera forte il problema, dando vita ad un'associazione che tutelasse i diritti dei lavoratori in età matura ingiustamente espulsi dal mercato del lavoro.
La motivazione di fondo deriva dal constatare che mentre gli imprenditori continuano a sostenere che si può produrre fino a 65 anni, gli stessi imprenditori fanno di tutto per liberarsi delle persone vicine ai 50 anni (oggi, vicine ai 40-45 anni!). Queste persone vedono allontanarsi il momento della pensione e profilarsi un lungo periodo di grandi difficoltà, a volte di situazioni drammatiche sia dal punto di vista finanziario che personale. Diventano invisibili, perchè spesso poi smettono di cercare una nuova occupazione stabile e vivono di lavoretti ed espedienti, diventano insomma "lavoratori scoraggiati".


D: Che origini ha in Italia il fenomeno dell'espulsione dei lavoratori in età matura?

R: "Il fenomeno ha origine alla metà degli anni '90. E' in quel periodo che arriva anche in Europa la teoria denominata "young in, old out" propagandata da consulenti americani, giapponesi e coreani. Anche in Italia questa teoria trova seguito a partire dalle grande imprese multinazionali che danno inizio ad una politica di svecchiamento che si traduce nell'espulsione di molti lavoratori in età matura. Il costo è una, ma solo una e spesso neanche la principale motivazione. In realtà si preferisce sostituire lavoratori esperti con giovani neo-laureati e neo-diplomati meno coscienti dei loro diritti e meno preparati a sollevare dubbi e critiche di fronte alle scelte manageriali."

D: Le istituzioni non si sono accorte del problema che si andava creando?

R: "Credo abbiano ampiamente sottovalutato la situazione, troppo concentrate sulla pur condivisibile necessità di introdurre maggiore flessibilità nel mercato del lavoro.
In realtà i provvedimenti di legge sulla flessibilità hanno peggiorato il fenomeno dell'espulsione dei lavoratori in età matura. La "nuova" flessibilità permette di assumere i giovani con contratti che li rendono ricattabili e licenziabili dalla mattina alla sera: meglio quindi un giovane che non solleva obiezioni, che sa di non poter accampare diritti, piuttosto che un lavoratore esperto in grado anche di criticare un management che all'impegno in una seria politica di sviluppo dell'impresa preferisce inventarsi finanziere d'assalto con i risultati disastrosi che abbiamo avuto modo di leggere spesso di recente sui quotidiani."


D: Ma non le pare un atteggiamento controproducente per le aziende?

"Certo, ma la logica in voga dello svecchiamento è funzionale a strategie aziendali che puntano ai risultati nel breve, senza preoccuparsi di un orizzonte che superi il budget semestrale.
Vittime di questa strategia sono lavoratori di ogni categoria, operai, impiegati, quadri e dirigenti. Insomma è la strategia del tutto e subito, della velocità e della flessibilità ad ogni costo."


D: Come avviene concretamente l'espulsione del lavoratore in età matura?

R: I metodi adottati per allontanarli dal loro lavoro sono i più vari e vanno dal licenziamento in tronco nelle imprese con meno di 15 dipendenti, all'incentivo alle dimissioni, alla dequalificazione professionale, alle minacce di trasferimento, al famigerato mobbing attuato nelle medie e grandi imprese dove il licenziamento è ammesso solo per giusta causa. Viene quindi messo in campo un campionario di misure il cui scopo è ottenere dal lavoratore le cosiddette "dimissioni volontarie".

D: Quali obiettivi si è posta l'associazione in questi anni?

R: "Primo obiettivo fin dalla fondazione di Atdal è stato quello di dare voce e visibilità a questa situazione, una situazione drammatica per molti lavoratori italiani e per molte famiglie.
E' stata ed è una battaglia culturale dura: s'immagini che uno dei principali quotidiani italiani, cui avevo scritto più volte in passato sull'argomento, si è occupato per la prima volta di Atdal e degli over 40/50 soltanto lo scorso mese.
Il secondo obiettivo da sempre è quello di aprire canali di confronto istituzionali.


D: Quali i risultati concreti con le istituzioni?

R: "Già più volte in questi anni è stato possibile instaurare rapporti proficui: all'inizio della nostra attività con l'aiuto del Senatore Antonio Pizzinato e con alcuni Consiglieri Regionali lombardi, molti dei quali hanno preso coscienza del problema e attivato qualche iniziativa.
Nel corso del 2003 c'è stata la possibilità di un serrato confronto istituzionale con il Senato: Atdal ha presentato relazioni sul fenomeno dei disoccupati over40 e una serie di proposte di intervento legislativo. Dalle nostre proposte in tema diritto al lavoro è nato un disegno di Legge a firma del Sen. Pizzinato e di altri 70 senatori, che da circa due anni attende di essere discusso in Commissione Lavoro del Senato. Ancora ad oggi, con azione di "lobbying" trasversale, stiamo spingendo perchè si arrivi all'approvazione di provvedimenti concreti: proprio questa settimana (la scorsa, ndr) saremo nuovamente a Roma in Senato per un'audizione alla Commissione Lavoro.


D. Per quali provvedimenti spingete?

R: "Innanzitutto a provvedimenti che mirino a mantenere al lavoro le persone in età matura, facendo fruttare al meglio il loro bagaglio professionale e personale. Poi occorrono maggiori tutele per il "singolo", per evitare il licenziamento indiscriminato. Ricordiamo che l'art. 18, quello dell'obbligo di reintegro del lavoratore licenziato senza giusta causa, non si applica a oltre il 90% delle aziende italiane: servono altre norme. Occorrono fondi per finanziare un'indennità di disoccupazione per i lavoratori in età matura che, ricordiamo, sono in gran parte madri e padri di famiglia e risorse per favorire forme di reinserimento diverse, come l'autoimprenditorialità. Bisogna creare reali incentivi per le imprese che assumono e limitare l'applicazione dei contratti precari. Puntiamo poi, per gli over 40/50 al loro riconoscimento come categoria svantaggiata, per consentire la creazione ad es. di cooperative sociali.
Per quelli più vicini alla pensione (gli over 50) occorre pensare anche a forme di sostegno del reddito e a reperire fondi per il loro prepensionamento".


D: Qual è il vostro rapporto con i lavoratori?

R: "Atdal si sta oggi muovendo come un movimento di opinione. Non abbiamo nelle nostre file esperti legali o sindacali e non siamo quindi in grado di dare consulenza sulle diverse situazioni che tante persone si trovano a vivere. Pensiamo che in un prossimo futuro forse potremo fare anche questo, ma oggi il nostro obiettivo è quello di crescere e di fare crescere la nostra associazione, coscienti che solo con un’azione decisa, appoggiata dal maggior numero possibile di sostenitori, potremo ottenere risultati positivi per tutti noi." 


 

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